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Walking: Castel Sant'Elmo

È un castello medievale, adibito a museo, sito sulla collina del Vomero nei pressi di San Martino a Napoli.

Questo possente edificio (il primo castello per estensione della città), in parte ricavato dalla viva roccia (tufo giallo napoletano), trae origine da una torre d'osservazione normanna chiamata Belforte.



Dalla sua posizione (250 m s.l.m.) si può osservare tutta la città, il golfo, e le strade che dalle alture circostanti conducono alla città.

Cenni storici

Nel 1329 fu iniziata la costruzione, dove Roberto il Saggio ordinò al reggente della Vicaria, Giovanni de Haya, la costruzione di un palazzo, il Palatium castrum, sulla sommità della collina di Sant'Erasmo.

Nel 1416, la regina Giovanna II lo vendette ad Alfonso d'Aragona.

Nel 1537, Don Pedro de Toledo lo fece ricostruire su sollecitazione dell'imperatore Carlo V. I lavori furono curati dall'architetto Pedro Luis Escrivà, il quale effettuò una fortificazione dell'altura di San Martino, un'epigrafe marmorea lo commemora.

Nel 1546, la costruzione fu portata a termine dall'architetto Gian Giacomo dell'Acaya.

Nel 1587 un fulmine, caduto nella polveriera, fece saltare in aria buona parte della fortezza uccidendo 150 uomini: al suo interno distrusse la chiesa di sant'Erasmo, la palazzina del castellano e gli alloggi militari, arrecando anche danni al resto della città.

Nel 1599 si diede inizio ai lavori di ripristino, ultimati nel 1610: furono affidati alla direzione dell’architetto Domenico Fontana.

Nel 1659, divenne poi un carcere nel quale furono prigionieri.

Nel 1647, durante la rivoluzione napoletana, vi si rifugiò il viceré duca d'Arcos, organizzandovi la difesa assieme al castellano Martino Galiano, ma non poté tuttavia essere occupato a causa delle discordie insorte nel campo dei rivoltosi.

Nel 1707, fu assediato dagli austriaci e nel 1734 dai Borbone.

Nel 1799, fu preso dal popolo e poi occupato dai repubblicani, i quali durante l'assedio delle forze francesi, da qui bombardarono alle spalle i lazzari napoletani che erano insorti per opporsi all'occupazione della città.

Dal 1988 il castello appartiene al Demanio Civile ed è adibito a museo.


Oggi

Esso ha assunto l'aspetto attuale in seguito ai lavori di fortificazione voluti dal viceré don Pedro di Toledo e realizzati su progetto dell'architetto Luigi Scrivà. Quest'ultimo concepì una pianta stellare con sei punte che sporgono di venti metri rispetto alla parte centrale e collocò, in luogo dei tiranti, enormi cannoniere aperte negli angoli rientranti.

Per accedere all'interno del castello bisogna percorrere una rampa ripida e attraversare un ponticello schermato da mura laterali nelle quali si aprono dodici feritoie per ciascun lato.

Sul portale in piperno campeggia lo stemma imperiale di Carlo V, con l'aquila bicipite e un'iscrizione in marmo che ricorda il suo regno ed il periodo vicereale di Pedro di Toledo, marchese di Villafranca.

Dopo il ponticello vi è la Grotta dell'Eremita, un antro che, secondo la tradizione, avrebbe ospitato in tempi antichissimi un anacoreta.

Nell'ingresso, a sinistra, è stato collocato, in età napoleonica, un cancello a ghigliottina realizzato nello stile dell'epoca.

Dopo questo secondo ingresso ha inizio la rampa finale di ingresso al castello: nella seconda curva un’ampia finestra che affaccia sulla città e sul centro storico.

Alla sinistra di questo ambiente si può notare un altro locale con ampia finestra, dal quale si intravede il carcere dei prigionieri comuni.

Sulla destra della zona d'aria vi è una larga gradinata che conduce ad altre due celle e alla prigione comune.

Proseguendo si incontrano sette ampie arcate: la prima si apre sul golfo della città, le altre dominano il centro storico; a seguire, tre spaziose aperture dalle quali si può ammirare un panorama di Napoli che spazia da Capodichino a Capodimonte e alla collina dei Camaldoli.

Sul grande piazzale in cima, sorge la piccola chiesa dedicata a Sant'Erasmo, eretta dall'architetto spagnolo Pietro Prato nel 1547.

Al suo interno conserva un pregevole pavimento in maiolica e cotto, tipico dell'artigianato napoletano.

Sulla volta un affresco rappresentante l'Assunzione di Maria in cielo (XVIII secolo), mentre sul pavimento tre lapidi sepolcrali e sull'altare maggiore una scultura di Sant'Erasmo.


Come arrivare:

  • Mezzi pubblici : Funicolare Centrale (Augusteo – Piazza Fuga e viceversa), Funicolare Chiaia (Parco Margherita – Cimarosa e viceversa), Funicolare Montesanto (Montesanto – Morghen e viceversa), Funicolare Mergellina (Mergellina – Manzoni e viceversa), Metropolitana Linea 1 (Da Piscinola a Garibaldi), Bus ( C28, C30, C31, C32, V1 da Piazza Vanvitelli fino a piazzale San Martino).

  • Auto, dall’autostrada, tangenziale, uscita Vomero

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